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Perché la formazione IA in azienda spesso non funziona (e come impostarla nel modo giusto)

Perché la formazione IA in azienda spesso non funziona (e come impostarla nel modo giusto)

In un anno, la quota di imprese italiane che ha adottato l'intelligenza artificiale è raddoppiata: dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (ISTAT). Il mercato italiano dell'IA è cresciuto del 50%, arrivando a 1,8 miliardi di euro (Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano). Ogni indicatore di adozione, a prima vista, va nella stessa direzione: su.

Se, però, guardiamo al motivo per cui le imprese non hanno ancora adottato l'IA scopriamo qualcosa di alquanto interessante. Il 58,6% di loro non cita il costo, non cita la tecnologia immatura e non cita nemmeno la sicurezza dei dati come primo ostacolo. Cita, invece, la mancanza di competenze adeguate (ISTAT, 2025).

Eppure, è raro parlare con manager e CEO che non hanno predisposto almeno una giornata di formazione in azienda sull'IA. Perché, dunque, la formazione sull'IA in azienda spesso non funziona e come possiamo, invece, far sì che sia efficace e primo motore della trasformazione che stiamo vivendo?

La "formazione teatro"

C'è un pattern che ricorre così spesso, tra manager e responsabili, da meritare un nome: training theater. Un "programma di formazione IA" che consiste in un'unica demo plenaria di 90 minuti su ChatGPT (o strumenti simili). Ma come può una formazione di questo tipo abilitare qualcuno ad usare uno strumento così complesso senza trasformarsi in una semplice dimostrazione museale di esempi? La risposta, molto semplicemente, è che non è possibile. Imparare a usare l'IA è questione di pratica, come per la maggior parte dei software, e nessuna demo, per quanto ben fatta, può insegnare realmente a qualcuno come usarla in modo sicuro ed efficace nel proprio lavoro.

Boston Consulting Group, in una ricerca su oltre 10.600 persone in 11 paesi, trova che solo un dipendente su tre riceve una formazione IA che ritiene adeguata. Lo stesso studio però mostra qualcosa di più interessante: quando la formazione include almeno 5 ore di percorso strutturato più coaching diretto, l'uso regolare dell'IA aumenta in modo netto.

Il problema non è, quindi, quanto si investe, ma come.

Il vero collo di bottiglia è il management, non lo strumento

Qui arriva il punto che la maggior parte delle aziende sottovaluta: la variabile che decide se l'adozione dell'IA in un team funziona o si ferma non è lo strumento scelto.

È il manager.

I dati lo confermano da più angolazioni. Gartner (ripreso da HR Dive) trova che quasi la metà dei manager sperimenta attivamente con l'IA, contro solo il 26% dei dipendenti. Allo stesso tempo, però, solo il 14% dei manager non incontra alcun ostacolo nel guidare l'adozione all'interno del proprio team. BCG osserva un fenomeno simile che chiama silicon ceiling: il 51% dei lavoratori in prima linea usa l'IA regolarmente, ma la percezione positiva della tecnologia sale dal 15% al 55% solo quando c'è un supporto esplicito e visibile della leadership diretta.

E quando si guarda a come manager e dipendenti parlano di questo tema (non nei report, ma su LinkedIn e nelle community professionali) emerge una lettura che vale la pena portare in azienda: quella che sembra resistenza spesso non lo è.

«La bassa adozione dell'IA andrebbe letta come un dato, non come colpa dei dipendenti: quasi un leader su quattro che si dice sicuro nel guidare il cambiamento non ha mai discusso col team cosa significhi per i loro ruoli.»

(Athena Peppes, autrice e ricercatrice su leadership e IA)

Il punto, quindi, non è che ai manager manchi la buona volontà. È che nessuno li ha preparati a guidare questa transizione con il proprio team. Delegare questa responsabilità a una slide o a un corso una tantum, sperando che risolva da solo un problema che è prima di tutto relazionale e organizzativo, evidentemente, non è la soluzione.

Due mosse che fanno la differenza

Messi insieme, i dati e le esperienze raccolte indicano due direzioni concrete per chi deve impostare (o correggere) un percorso di formazione IA.

1. Coinvolgere i dipendenti nella trasformazione, non solo informarli

Il gap che Athena Peppes descrive, leader convinti di guidare bene il cambiamento senza aver mai discusso col team cosa significhi per i loro ruoli, si colma partendo da un assessment reale: capire chi nel team già usa l'IA (anche informalmente), chi è curioso ma non sa da dove iniziare e chi è scettico. Sono tre pubblici diversi, con bisogni diversi, e il percorso di adozione va costruito insieme a loro a partire dai loro compiti reali, non da una lista di strumenti e funzionalità calate dall'alto.

2. Scegliere percorsi strutturati e continuativi, non episodici o generalisti

Il dato BCG è netto: è la combinazione di ore di formazione applicata e coaching continuativo, non l'evento isolato, a spostare l'uso regolare dell'IA. Una singola giornata di formazione, per quanto ben fatta, non regge il passo di una tecnologia che cambia ogni pochi mesi. Due elementi contano più degli altri in un percorso strutturato:

  • Formare prima i manager e dare loro gli strumenti per guidare la conversazione con il team, non solo per trasmettere un messaggio dall'alto. È quello che i dati Gartner e BCG indicano come il vero moltiplicatore dell'adozione.
  • Misurare l'adozione nel tempo, non solo l'erogazione: sapere quante persone hanno completato un corso dice poco (anche se necessario per legge). È più utile monitorare se chi lo ha completato usa poi l'IA con continuità, su cosa e con quale autonomia. Pochi indicatori semplici bastano a capire se il percorso sta cambiando il modo di lavorare.

Da dove ripartire

L'adozione dell'IA in Italia sta accelerando più velocemente delle competenze che la sostengono. Le aziende che tratteranno la formazione come un percorso strutturato e continuativo saranno in grado di cavalcare l'onda del cambiamento. Chi, invece, continuerà a trattare la formazione come qualcosa di superfluo o di facciata si troverà presto ad affrontare i costi sempre crescenti di una transizione digitale ormai inarrestabile senza una reale trasformazione dei processi e dei modi di lavorare delle persone.

Fonti

ISTAT, "Imprese e ICT 2025"; Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, "Artificial Intelligence 2025"; BCG, "AI at Work 2025"; Gartner (via HR Dive, marzo 2026).

Note di trasparenza sull'uso dell'IA

Per questo articolo l'intelligenza artificiale è stata usata in due fasi. Nella prima, per trovare le fonti, analizzarle ed estrarne i dati a sostegno della tesi. Nella seconda, per generare una prima bozza del testo, che l'autore ha poi rivisto e curato personalmente prima della pubblicazione.